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Tremonti ter: precisazioni La comunicazione inserita sul sito
in data 11 luglio ha dato avvio a numerose chiamate
telefoniche allo studio che rendono necessari alcuni
chiarimenti. La
questione nasce dall’art. 19 del Decreto legge n. 73
del 1° luglio 2009 (cd. Tremonti ter), il quale
prevede che il blocco delle assunzioni, già in
essere per le pubbliche amministrazioni, si applica
in relazione al regime
previsto per l'amministrazione controllante, anche
alle società a partecipazione pubblica totale o di
controllo che siano titolari di affidamenti diretti
di servizi senza gara, ovvero che svolgano funzioni
volte a soddisfare esigenze di interesse generale
aventi carattere non industriale o commerciale,
ovvero che svolgono attività nei confronti della
pubblica amministrazione a supporto di funzioni
amministrative di natura pubblicistica. Nessun dubbio, quindi, che il
Governo abbia inteso estendere il blocco delle
assunzioni anche a Poste Italiane spa. Sin qui nessuna rilevanza nel noto
contenzioso relativo ai contratti a termine seguito
da questo studio, posto che non si può in alcun modo
parlare di “nuova assunzione” nell’ipotesi di ordine
del Giudice di riassunzione a seguito di sentenza. Pare semmai che Poste intenda,
sulla base di tale norma, bloccare anche le
assunzioni che dovrebbe effettuare ai sensi degli
accordi sindacali del 2006 e del 2008 attingendo
dalle graduatorie in essere. Tale interpretazione è
opinabile e, per il momento, ci si limita ad
osservare che la norma di legge, in tal senso,
sembrerebbe violativa di diverse norme
costituzionali (tra cui certamente l’art. 39
Costituzione, in merito all’autonomia sindacale).
Peraltro va osservato che la norma, così
interpretata, andrebbe nel senso opposto alla
riduzione del contenzioso attualmente pendente
avanti ai Tribunali italiani, posto che risulta di
tutta evidenza come gli esclusi dalle procedure di
assunzione (per le quali i lavoratori avevano
rinunciato a proporre i giudizi relativi ai
contratti a termine stipulati negli anni
precedenti), ricorrerebbero immediatamente davanti
al Giudice. Il senso della comunicazione
dell’11 luglio di questo studio, nasce invece
dall’articolo di La Repubblica allegato al
comunicato nel quale si legge espressamente che vi
sarebbero diverse proposte di emendamenti (“nutrito
pacchetto”, afferma il giornalista) finalizzati a
porre una “toppa” alla sentenza della Corte
costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità
costituzionale dell’art. 4 bis del Decreto legge 118
dell’agosto del 2008. Ora, come insegnano le vicende
dell’anno scorso, l’approvazione della misure
economiche di programmazione annuale, è occasione
per la presentazione di emendamenti finalizzati a
tutelare gli interessi di soggetti che possono
esercitare la loro influenza sulla maggioranza
parlamentare. Poste fa certamente parte di questi
soggetti. Non si può dunque escludere che,
nell’iter parlamentare di conversione in legge del
D.L. 73, qualche “buontempone” appositamente
istruito non perda l’occasione di inserire qualche
modifica che abbia lo scopo anticipato nel
quotidiano dell’11 luglio, che normalmente è
abbastanza “addentro” alle vicende economico
legislative del nostro paese e dunque potrebbe avere
anticipato qualche iniziativa di cui non si è ancora
ufficialmente a conoscenza. Il comunicato di questo studio
aveva dunque l’obiettivo di attirare l’attenzione di
tutti coloro che sono interessati a queste vicende
affinché la situazione sia seguita, posto che, come
è noto, le “fregature” arrivano quando meno te lo
aspetti. Lo studio continuerà a monitorare
in ogni caso l’iter parlamentare di conversione del
decreto, avvertendo di eventuali modifiche che
potessero influire sul contenzioso relativo ai
contratti a termine, dando tempestiva comunicazione
di ogni rilevante novità. Milano, 13 luglio 2009.
Sergio Galleano |
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